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Valdicastello
deve gran parte della sua importanza alla ricca presenza
nel proprio sottosuolo di numerosi elementi minerari che
furono in passato anche ragioni di lotte e guerre economiche
tra i potenti delle varie epoche.
A documento di ciò i fortini fatti costruire da Castruccio
Castracani a difesa dell'Argentiera.
Forni primordiali per l'affinazione del ferro ritrovati
a Monte Arsiccio e l'abbondante quantità di scorie ci inducono
a credere che già gli Etruschi qui forgiassero le loro armi
per contrastare l'avanzata dei Romani.
Da ricordare che anche durante le due ultime guerre mondiali
le stesse miniere hanno fornito ingenti quantità di ferro.

Vista
la ricchezza e quantità delle sue vene, Valdicastello era
già dal Medioevo detto "Valle Buona". Ciò è riportato nel
"Lodo di divisione" del 1219.
I minerali presenti in questa zona sono solfuri, solfati,
solfosali, ossidi ed idrossidi e cioè: Galena argentifera,
Ematite, Magnetite, Pirite, Calcopirite, Barite, Tetraedrite
e Geocromite, con piccoli filoni a solfuri misti.
Per
comprovare la ricchezza della vena, basta ricordare che
sono stati estratti fino ad oltre 2,5/3 Kg. di Argento per
ogni tonnellata di tout venant.
La Pirite serve per la fabbricazione dell'acido solforico.
La Barite è usata per la sua pesantezza ed insolubilità
nelle trivellazioni petrolifere (fanghi bentonitici), per
la realizzazione di schermi antiradiazioni e per la fabbricazione
di anticrittogamici e vernici.
Vista
l'alta qualità del materiale fornito dalla società
E.D.E.M. concessionaria delle miniere versiliesi, venne
utilizzato anche per la realizzazione del Pec (nocciolo)
della centrale termonucleare italiana del Brasimone.
Ematite e Magnetite servono per la produzione del ferro
metallico.
La Calcopirite invece è usata per la produzione di
rame.
La Tetraedite locale è ricca di argento.
Tutte le foto dei minerali presenti in
questo sito web sono tratte dalla collezione privata del
Sig. Baldi Marco e raccolti nelle miniere di Valdicastello
Carducci.
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