Buca
della Gigia
La Buca della Gigia si trova a
Valdicastello in località Pieve di San Giovanni e Santa
Felicita, Lat. 43° 57'04'' N Long. 2° 12'19'' E Q.45
L 16 0.3.
Per raggiungerla si percorre la strada di Valdicastello fin
dopo la Pieve quando la piccola discesa che si presenta dopo
la prima salita è giunta al suo termine, da qui a sinistra
con un dislivello verso l'alto di 12 metri troviamo la Buca
della Gigia.
La
grotta si presenta come una modesta cavità formata da
due stanze collegate da una fenditura orizzontale. Durante le
prime escavazioni compiute sotto la guida del Prof. Antonucci
nel 1963 sono stati ritrovati frammenti di ossa e diversi frustoli
di carbone. Il 2 Maggio 1964 sono stati trovati altri frammenti
di ossa incluse molto fossilizzate, un frammento di ceramica
molto primitiva, un dente aguzzo ed un frammento di falange.
Il 16 Maggio 1964 avvenne il ritrovamento di altri frammenti
di ossa tra cui due falangette umane ed una parte di mandibola
di felino.
Durante
le successive escavazioni compiute nello stesso anno sono state
ritrovati un grosso frammento di osso lungo più altri
frammenti piccoli. Negli scavi del 26 Novembre 1974 vengono
alla luce discreti frammenti di ceramica medioevale e il 6 Marzo
1975 oltre che a varie ossa animali due discreti frammenti di
cranio ed un coltellino di selce del Paleolitico Superiore (coltellino
di selce grigio scura semitrasparente lavorato su una sola faccia
a bordi molto taglienti e finemente ritoccati).
Nel
1981 sono stati ritrovati altri frammenti di ossa animali ed
un vaso eneolitico, dentro la terra che riempiva il vaso era
presente un frammento di teschio umano. Il vaso è tronco-conico,
quasi cilindrico con due prese a bugnette doppie recanti un
foro contro parete. La superficie esterna porta numerosissime
righe a pettine in varie direzioni.
Tana della Volpe
La Tana della Volpe ha numero di
catasto 166 T. LU (G. Cappa 1956). Si trova in località
Monte Preti presso il Molino Bramanti a Valdicastello Carducci.
La posizione geografica è Long. 2° 12' 10'', Lat.
43° 56' 53'', quota 60 mt. s.l.m..
Si apre ai piedi di una parete rocciosa sulla sinistra del Torrente
Baccatoio, circa 25 m. più in alto del letto del torrente.
Si tratta di un riparo sotto roccia lungo 15 m dalla cui parte
superiore si stacca un cunicolo lungo circa 10 m, piuttosto
angusto, che termina con una saletta in cui si trovano alcune
belle concrezioni. Nel riparo si notano tracce di terrazzamenti
sostenuti da muri a secco di età recente. Lungo le pareti compaiono
lembi di breccia contenente resti ossei mentre un grosso blocco
di breccia è sospeso al centro della volta. Le ricerche nella
grotta sono iniziate nel gennaio 1962 col recupero di alcune
ossa di cervo e di capriolo dalla breccia e sono proseguite
saltuariamente fino al novembre dello stesso anno. In questo
periodo è stata praticata una trincea al centro della grotta,
nel senso della lunghezza, che raggiunse circa 2 m di profondità
(Trincea A). Nel novembre del 1962 e nell'aprile del 1963 vennero
condotte due campagne di scavo sotto la direzione dell'Istituto
di Antropologia e Paleontologia Umana dell'Università di Pisa
e furono praticate due trincee perpendicolari alla trincea A
{Trincea B e Trincea C) e si proseguì lo scavo nella trincea
A fino a raggiungere la profondità di circa 5 metri.
Questi saggi di scavo hanno messo in evidenza la seguente serie
stratigrafica dall'alto verso il basso: Formazione di terreno
nerastro relativamente sciolto con spessore che raggiunge i
50 cm in corrispondenza del centro della volta, mentre si riduce
a zero sia verso l'esterno che verso le pareti; contiene resti
molto recenti . . . . . . . . . . . . A
Formazione costituita da argilla giallo-biancastra con abbondante
pietrisco e grosse pietre, fortemente inclinata dall'interno
verso l'esterno e contenente resti ossei di animali; spessore
variante da m 2,50 a m 1,80; in più punti appare sconvolta da
ampie buche che la interessano per buona parte dello spessore
nelle quali furono rinvenuti materiali del neolitico, dell'eneolitico
e di età storica . B
Formazione di argilla rossa molto compatta con scarso pietrisco
sterile, esplorata per circa 3 metri . . . . . . . . C
I resti archeologici
Provengono tutti dalle buche della formazione B per cui non
esiste nella stratigrafia una successione di livelli culturali.
Data questa situazione, solo per pochi elementi è possibile
una classificazione di ordine culturale.
La ceramica
Sei frammenti di ceramica rosso-bruna fine, lisciata e in due
casi lucidata. Frammento di parete di vaso cori piccola parte
del fondo, di ceramica rosso-bruna lisciata, recante striature
irregolari oblique sulla superficie. Piccolo frammento di vaso
di cerpmica rossastra con orlo diritto assottigliato. Frammento
di probabile vaso a fiasco di ceramica fine bruno-nrrastra,
conservante parte dell'alto collo cilindrico il quale reca piccole
tacche irregolari alla sommità; esso ricorda genericamente tipi
eneolitici, in particolar modo quelli della cultura di Rinaldone.
Frammento di vasetto in ceramica grossolana nerastra liscia
con breve collo cilindrico, orlo piatto e corpo forse globulare;
sulla spalla reca una fila orizzontale di impressioni triangolari
allungate con vertice rivolto in basso. II tipo di ceramica
e di decorazione sono simili a quelli delle ceramiche di Grotta
all'Onda.
Frammento di ceramica nerastra lisciata con orlo fortemente
riverso e leggermente ripiegato in basso; la superficie esterna
è scabra a causa di larghe striature.
Frammento di olletta di ceramica rossastra con orlo riverso
con segni evidenti di fattura al tornio.
Sferetta di terracotta, simile alle sfere rinvenute nella Grotta
della Guerra in Garfagnana, nella Grotta del Pastore presso
Toirano e nella Grotta del Tanaccio, sempre in complessi chiaramente
eneolitici.
L'industria litica
Cuspidi di freccia n. 3
Una, rotta all'apice, ha peduncolo triangolare e alette poco
pronunciate rivolte verso il basso, presenta accurato ritocco
bifacciale invadente completamente le due facce (fig. 2, n.
1); una con peduncolo centrale e alette diritte ha accurato
ritocco invadente bifacciale; la terza, con peduncolo centrale
che tende ad ingrossarsi verso la base e alette diritte ha ritocco
invadente che non occupa l'intera superficie sulla faccia dorsale
e ritocco invadente limitato all'apice e al peduncolo sulla
faccia opposta. Tutti e tre gli esemplari rientrano nei tipi
di cuspide propri dell'eneolitico.
Lame e lamette non ritoccate n. 3
Sono due lamette e una lama con sbrecciature d'uso.
Lame, lametta e scheggia ritoccate n. 5
Una lama presenta ritocco invadente parziale su un margine ed
erto parziale sul margine opposto e ad una estremità e ricorda
tipi eneolitici; un altra ha ritocco parziale scadente che tende
ad essere denticolato sui due margini, una terza ha ritocco
minuto parziale inverso; la lametta presenta ritocco erto parziale
diretto e infine la scheggia laminare conservante cortice parziale
reca ritocco minuto totale su un margine.
Schegge di ravvivameuto di nucleo n. 2
Oggetti vari
Sono state rinvenute tredici tessere rettangolari di mosaico
di pasta vitrea, di cui dieci di colore arancione e tre di colore
rosso, un chiodo e una lamina ripiegata di ferro, tutti di età
non precisabile.
Resti umani
Tutti gli ottanta frammenti di ossa umane provengono dal livello
B e appartengono a sepolture completamente sconvolte; si tratta
di falangi e di ossa lunghe in frammenti.
La fauna
E' stato possibile riconoscere la presenza delle seguenti specie:
Crocidura leucodon Hermann n. 14
Erinaceus europaeus L. n. 6
Canis sp. n. 35
Vulpes vulpes L. n. 15
Meles meles L. n. 208
Putorius purorius L. n. 2
Felis sp. n. 10
Lynx lynz L. n. 3
Felis pardus L. n. 7
Lepus europaeus Pallas n. 17
Elyomys quercinus L. n. 5
Glis glis L. n. 21
Evotomys glareolus Schreber n. 2
Microtus arvalis Pallas n. 10
Arvicola terrestris italicus Savi n. 140
Pitymys Savi n. 2
Apodemus silvaticus L. ,n. 12
Epimys alexandrinus Geoffroy n. 11
Sciurus vutgaris L. n. 1
Marmota marmota L. n. 1
Sus scrofa L. n. 8
Cervus elaphus L. n. 4
Capreolus capreolus L. n. 28
Bos sp. n. 2
Ovis vel Capra n. 5
Equus caballus L. n. 4
Rana temporaria n. 13
Bufo bufo n. 10
Testudo sp. n. 1
Quasi tutti i resti provengono dal livello B il quale si è formato
per il disgregamento delle pareti, della volta e dei lembi di
breccia pleistocenica ad esse aderenti. E' quindi naturale l'associazione
di specie pleistoceniche con faune di epoche più recenti o addirittura
attuali come l'Epimys; non è tuttavia possibile distinguere,
in base al grado di fossilizzazione, i resti provenienti dalla
breccia da quelli degli animali che frequentarono la grotta
mentre questo deposito si andava formando. I resti di capriolo
e di cervo sono stati asportati dai lembi di breccia in posto
ed è verisimile che anche i resti di leopardo, !ince e marmotta
rinvenuti nella formazione B facessero parte in origine della
breccia.
Conclusioni
I caratteri del deposito, i resti faunistici e quelli archeologici
permettono di ricostruire in parte la storia di questa grotta.
La formazione a terra rossa, originatasi all'esterno durante
una fase di clima caldo, venne depositata nella grotta in un
periodo durante il quale sul versante della montagna non doveva
esistere vegetazione. Essa costituiva un cono di notevoli dimensioni
perchè a circa 25 m al di sotto della grotta esistono ancora
alcuni lembi concrezionati e che sono pertanto rimasti in posto
dopo il cambiamento della morfologia della sottostante valle.
Poichè questo deposito è completamente sterile non è possibile
trarre conclusioni di ordine cronologico. Successivamente sul
cono di imboccatura della grotta a terra rossa venne ad adagiarsi
una formazione a pietrisco misto ad argilla giallastra costituita
in parte da materiali provenienti dal versante e in parte, con
ogni probabilità, da quelli che vi affluivano dai cunicoli.
Ancora oggi, infatti, dai cunicoli fuoriesce argilla mista a
scarso pietrisco. Si tratta, comunque, di un deposito formatosi
in un clima di tipo continentale, riferibile pertanto, in base
anche alla fauna, ad uno dei cataglaciali nell'ambito della
glaciazione würmiana. Di questo deposito rimangono oggi
solamente pochi lembi cementati sulle pareti e sulla volta perchè,
in seguito al cambiamento della morfologia nella vallata sottostante
per lo spostamento del corso d'acqua verso sinistra, ebbe luogo
l'asportazione del deposito di argilla rossa e il conseguente
parziale, se pur sensibile, svuotamento del riempimento della
grotta a spese della formazione a pietrisco e terra giallastra
e di quella a terra rossa. Essa si presenta come un piano inclinato
dall'interno verso l'esterno mentre l'inclinazione in origine
doveva essere in senso opposto. Sulla superficie a terra rossa
venne ed accumularsi la formazione B costituita, come si è detto,
in gran parte dall'apporto di materiali dovuti allo sgretolamento
delle pareti e dei lembi di breccia ad esse aderenti. Poichè
in questa formazione sono contenuti resti di numerose sepolture
eneolitiche è evidente che questo deposito ebbe inizio in un
periodo antecedente all'eneolitico, inizio che, in considerazione
della situazione climatica propria del neolitico, saremmo portati
a situare in una fase pre-neolitica. Questo deposito continuò
a crescere anche in epoche successive sino alla piena età storica,
sia per apporto di materiali ad opera dell'uomo, sia per ulteriore
sgretolamento della breccia e della volta. Durante l'eneolitico
la grotta venne probabilmente adibita a luogo di sepoltura e
a questa età vanno riferiti i resti umani rinvenuti nel deposito
B. Purtroppo, poichè provengono dalle parti sconvolte del deposito,
è impossibile stabilire se si trovassero in tombe vere e proprie
oppure se la grotta fosse adibita semplicemente ad ossario.
Il confronto con i resti di quest'epoca ritrovati in molte grotte
e spaccature della Toscana, quali la Buca delle Fate di Montetignoso
(G. A. CottaI, 1898 pag. 15; 1899 pag. 44]), la Grotta del Castello
di Vecchiano (R. GatsoaL [1962]) le grotticelle delle Pianacce
(N. PucetoNt, [1915]), la Grotta del Tambugione (N. PilectoxI
[ 1915]) e Punta degli Stretti. (A. Mitnto [ 1912] ), farebbero
propendere per quest'ultima ipotesi.
Tratto da: Bruno Antonucci, i suoi
taccuini. Scoperte archeologiche in Versilia 1961 - 1991. Edito
dalla Banca di Credito Cooperativo della Versilia. Autore Deborah
Giannessi. Tipografia Graficatre, Ripa di Seravezza, Ottobre
2000.